Intermediari Finanziari: ottimizzare il back office col Temporary Management

La letteratura manageriale ci insegna che un Temporary Manager è un professionista altamente qualificato e motivato capace di gestire un’impresa in momenti di crisi, cambiamento o trasformazione, attraverso deleghe forti e un atteggiamento risolutivo.

Al contrario del consulente, il cui mandato si sostanzia nel fornire indicazioni (anche importanti), senza, però, rivestire un ruolo direzionale e operativo full time, il Temporary Manager “si sporca le mani” completamente, assumendosi piena responsabilità dei risultati da perseguire e delle azioni da mettere in campo.

In Italia, questa tipologia di collaborazione – anche contrattuale - nasce intorno agli anni ’90 e prova a svilupparsi lottando con una componente culturale tipica del tessuto imprenditoriale nostrano, portato ad etichettare un “esterno” come un mercenario senza alcun reale interesse per il futuro dell’organizzazione.

In realtà, andrebbe abbandonata la visione romantica del condottiero spregiudicato che giunge a salvare l’azienda dal fallimento e dall’incapacità dei suoi direttori per valutare con più lucidità quanto possa essere vantaggioso (anche economicamente) riuscire a mettere a sistema (in tempi ristretti) le attività amministrative meno pregiate, quelle maggiormente time consuming, ma che, di fatto, non portano business.

Nel mondo degli Intermediari Finanziari questo tipo di valutazione è sempre più frequente, specialmente per quel che riguarda il back office, (che può anche essere esternalizzato totalmente) o, appunto, gestito da un manager “temporaneo”, funzionale al solo obiettivo di rendersi presto superfluo.

I Soggetti Vigilati sono realtà estremamente particolari e la loro amministrazione, oltre ad essere complessa, risente di continue mutazioni – normative, contabili, di mercato – che possono impattare con violenza sull’efficienza-efficacia del governo d’impresa.

Un Temporary Manager che operi presso un Soggetto Vigilato deve possedere, nello specifico, queste competenze e caratteristiche:

1) sensibilità e conoscenza specifica delle attività di rendicontazione da e verso gli Organismi di Vigilanza;

2) importanti abilità di interrelazione con fund manager e direzione;

3) capacità di creare strutture di reporting in linea alla tipologia di investimenti primari.

Che si tratti, poi, di un Intermediario giovane (una start up), di uno consolidato o di un soggetto in fase di liquidazione poter essere sollevati dalle pesanti incombenze burocratiche ed operative, pur mantenendo il totale controllo sulle proprie procedure e i propri flussi, può fare la differenza tra una conduzione su rotaie ed una su terreni sconnessi.

 

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