Intermediari Finanziari e motore di workflow: solo una questione tecnologica?

È noto che sviluppare un’architettura digitale davvero funzionale implichi, oltre ad un grande sforzo tecnico e di visione, la capacità di ascoltare e capire la realtà operativa dell’utilizzatore finale.

Questo aspetto, apparentemente banale, è all’origine di molti fallimenti informatici: dietro la tecnologia c’è l’uomo e l’uomo può risultare ancora più rigido di un comando binario.

Mi capita spesso di confrontarmi con clienti e prospect che guardano con sospetto alla propria trasformazione digitale proprio perché intimoriti dall’idea di scoprire – dopo cospicui investimenti – che gli strumenti scelti per semplificarsi la vita, in realtà, la complicano.

La gestione di un Intermediario Finanziario dimostra da sempre un livello di complessità elevato e ogni soggetto coinvolto nei vari processi matura un punto di vista diverso che può dare origine a richieste anche contrapposte.

In un recente incontro di presentazione della nostra Piattaforma NAVSQUARE 2020®, il dibattito si è animato intorno all’utilità del motore di workflow integrato, ossia di una funzione che guida l’utente nello svolgimento di una serie di attività fino a raggiungere un risultato definito, prevenendo gli errori e le dimenticanze tipiche delle operazioni eseguite in modo disaggregato.

È indispensabile? Può risultare troppo vincolante e, addirittura, dannoso? Dipende dalla tipologia di Intermediario?

Il mio punto di vista:

  • No, non credo sia indispensabile in assoluto, ma credo che non offrirsi l’opportunità di mettere ordine nelle procedure, specialmente in momenti delicati - come quello della rendicontazione o dell’invio dei tracciati segnaletici - sia sempre più rischioso (le sanzioni sono dietro l’angolo!) e discrimini profondamente l’Intermediario strutturato e contemporaneo (pronto a crescere) da quello adagiato su antiche abitudini, schiavo di fornitori poco competenti, ma molto potenti…

 

  • Chi è del settore sa cosa significhi star dietro alle miriadi di adempimenti normativi e mansioni amministrative e comprende che, se il back office viene dotato di uno strumento vetusto, concepito senza l’ausilio di framework applicativi potenti e attuali, ci si può ritrovare bloccati proprio quando si ha più urgenza di portare a termine le operazioni in scadenza. Da qui l’importanza di puntare su una Piattaforma sviluppata appositamente per la catena di produzione degli Intermediari, che tenga conto non solo delle loro particolarità (prevedendo precisione, ma anche flessibilità), ma che si innovi costantemente al mutare delle necessità di mercato e di compliance, senza attendere le sollecitazioni degli operatori.

 

  • Ogni Intermediario ha le sue incombenze e vanno considerate anche le masse gestite/il turnover, il numero di utenti coinvolti, il livello dei controlli e il modello di business. In questo scenario, la parola chiave è AUTONOMIA. Autonomia nella personalizzazione delle funzionalità, autonomia nel reperimento dei dati (e nella creazione di reporting evoluti), autonomia legata alla scalabilità della tecnologia selezionata.

Usare o meno una funzione – come il motore di workflow – non è il punto. Il punto è scegliere quanto si desideri ridurre le criticità gestionali per dare spazio alle attività decisionali più pregiate. E i CFO lo sanno bene…..

 

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