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Master Servicing: il ruolo degli Intermediari 106

Master Servicing: il ruolo degli Intermediari 106

Alla luce della costante crescita di operazioni d’alleggerimento di poste illiquide dell’attivo da parte di operatori bancari e non, l’attività degli Intermediari Finanziari ex art. 106 TUB diventa sempre più complessa e interessante e, di pari passo, aumenta la richiesta di una progettualità informatica che renda finalmente semplice l'accesso, la gestione e l'interpretazione di enormi masse di dati.

Abbiamo chiesto un approfondimento a due esperti di Risk Management e Compliance: il Dott. Massimiliano Forte e il Dott. Stefano Toschi di Tema Consulenza, che collabora con ARTIS Consulting S.p.A..

Qual è, esattamente, il ruolo dei 106 in questo scenario?

(Forte): Gli Intermediari Finanziari 106 possono essere coinvolti nelle operazioni di cartolarizzazione ai sensi della legge 130/1999, agendo in veste di Master Servicer, con il compito di curare, per conto delle società veicolo (SPV) che emettono le note sottoscritte dagli investitori, la riscossione dei crediti ceduti dall’originator, i servizi di cassa e pagamento, la verifica di conformità dell’operazione di cartolarizzazione e gli adempimenti normativi, garantendo la trasparenza nei confronti degli investitori.

Quale è la differenza tra Master Servicer e Special Servicer e quali sono le fasi più delicate di un processo di cartolarizzazione?

(Toschi): Il Master Servicer esegue controlli di più alto livello e monitora tutti i servicer, tenendo traccia dei cash flow e gestendo il portafoglio, mentre lo Special Servicer è il player operativo. I processi sottostanti a una cartolarizzazione seguono un particolare flusso: dalla presa in carico del portafoglio sui sistemi anagrafici al travaso delle informazioni provenienti dall’originator fino al Master Servicer. È da sempre molto onerosa e impegnativa la presa in carico della documentazione necessaria, spesso cartacea, con il relativo caricamento sui sistemi gestionali (molti dei quali diventano rapidamente obsoleti e poco utili se non pensati in logica scalabile), soprattutto perché le pratiche che arrivano ai servicer non sono totalmente ‘pulite’, complete e aggiornate, ma necessitano di un’attività di data enrichment e data remediation che, in mancanza di adeguata digitalizzazione, diventa ingestibile e rischiosa.

Per un Intermediario che svolga anche il ruolo di Master Servicer il driver tecnologico è, quindi, un fattore chiave?

(Forte): studiare preliminarmente uno scenario tecnologico è indispensabile: utilizzare applicativi idonei è una battaglia che vale la pena di combattere sin da subito, anche per non incappare in richiami e sanzioni (non dimentichiamo il monitoraggio di Banca d’Italia) e, soprattutto, per darsi l’opportunità di semplificare certi task, automatizzandoli, e focalizzare le energie su attività più pregiate. Una digitalizzazione integrata e dinamica diventa ancora più importante se pensiamo che ogni portafoglio ha una storia diversa e una sua specifica complessità: si passa dai ticket di crediti chirografari ai singoli crediti di importo rilevante, dalle società in fallimento agli npl ipotecari, dai cespiti residenziali agli immobili commerciali e, addirittura, agli hotel. Insomma, è facile commettere errori se non si tiene tutto sotto controllo.

A proposito di rischi operativi e di compliance, quali sono i principali obblighi cui va incontro un Master Servicer?

(Toschi): il cuore dell’attività consiste nel monitorare l’andamento degli incassi in rapporto alle previsioni del business plan formulato con l’acquisizione e intervenire con strategie attive per rispettarlo. Tra i principali adempimenti si segnala il rispetto degli obblighi antiriciclaggio, inclusi quelli di controllo sulle singole posizioni debitorie e sui flussi di cassa. Ai sensi dell’articolo 3, comma 2 bis del Decreto 231/2007, nelle operazioni di cartolarizzazione di crediti, gli SPV non rientrano esplicitamente nel novero dei soggetti che devono rispettare obblighi AML, tuttavia, vi rientrano gli intermediari bancari e finanziari incaricati della riscossione dei crediti ceduti, dei servizi di cassa e di pagamento e delle verifiche di conformità, che dovranno, quindi, provvedere agli adempimenti (come l’Adeguata Verifica, ad esempio) sia nei confronti dei debitori (ceduti alla SPV) sia dei sottoscrittori dei titoli emessi, ferma restando la possibilità di delegare tale attività a un sub/Special Servicer. Da non dimenticare, poi, alcuni obblighi, seppur limitati, segnaletici nei confronti della Banca d’Italia.

Cosa suggerite a chi intende svolgere il ruolo di Master Servicer?

(Forte): assumere tale ruolo significa essere un gestore efficiente di processi, attento al rispetto di adempimenti normativi, antiriciclaggio e di regulatory reporting. Un Master Servicer deve dotarsi di rigorosi modelli di mappatura e disegno dei processi, di una piattaforma tecnologica aperta a personalizzazioni per affrontare le diverse casistiche e in grado di supportarlo nel setup dei diversi flussi con i vari interlocutori.

 

Gestione degli obblighi di conservazione in materia antiriciclaggio

Gestione degli obblighi di conservazione in materia antiriciclaggio

Autore: Avv. Guido Pavan - Eddystone

Per contrastare con successo il riciclaggio del denaro nel settore finanziario non sono sufficienti gli interventi legislativi e normativi: è fondamentale il ruolo svolto dagli stessi Intermediari, che devono tenere alta la guardia e adottare un assetto organizzativo e di controllo coerente con il livello di rischio cui sono concretamente esposti.

La disciplina AML è in continuo aggiornamento per la necessità di frenare i fenomeni criminosi - particolarmente attivi in momenti di caos o crisi - e il nuovo quadro di riferimento impone che ogni attore coinvolto in attività  di on-boarding o supervisione faccia la sua parte: dagli esponenti aziendali degli organi sociali al responsabile antiriciclaggio, dal personale che tiene i rapporti con i clienti fino ai provider informatici.

Assume, ad esempio, particolare rilevanza l’adeguatezza degli archivi informatizzati previsti dalle nuove disposizioni di Banca d’Italia del 25 marzo 2020, entrate, poi, in vigore nel 2021.

Il provvedimento stabilisce le modalità operative di assolvimento degli obblighi di conservazione e degli obblighi di messa a disposizione alle Autorità di Vigilanza dei dati, con finalità antiriciclaggio.

Gli obblighi di conservazione possono essere assolti attraverso l’utilizzo di sistemi informatizzati - contabili, anagrafici e gestionali - nei quali depositare documenti e dati utili a ricostruire posizioni e operazioni.

In questo senso, è importante scegliere strumenti che consentano massima sicurezza nell’acquisizione di informazioni e materiali, nonché l’accessibilità e la tracciabilità degli accessi, oltre all’integrità e alla storicità dei documenti.

Gli obblighi di messa a disposizione possono essere assolti adottando degli archivi standardizzati (con le caratteristiche del previgente A.U.I – Archivio Unico Informatico), oppure attraverso apposite estrazioni dai data base di conservazione.

Diventa particolarmente importante, oltre che funzionale e comodo, possedere soluzioni digitali integrate che permettano la registrazione e il tracciamento dei rapporti continuativi inerenti operazioni monetarie con determinati importi e i relativi legami tra soggetti, nonché disporre di archivi dedicati per la reportistica esterna (magistratura, segnalazione operazioni sospette, ecc.) o interna (audit, statistiche, ecc.).

In ogni caso, l’Intermediario ha la responsabilità di assicurare la qualità e l’aggiornamento continuo dei dati attraverso processi di monitoraggio e dovrà premurarsi di definire le proprie policy AML, per poi farle approvare dall’organo amministrativo, sentito quello di controllo.

 

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Cartolarizzazione dei crediti: novità normative e digitalizzazione su misura

Cartolarizzazione dei crediti: novità normative e digitalizzazione su misura

La cartolarizzazione è un’attività finanziaria che gli Intermediari utilizzano prevalentemente per:

  • Generare liquidità aggiuntiva, cedendo impieghi creditizi in bonis (mutui, crediti al consumo, leasing, ecc) e sviluppare raccolta alternativa all’indebitamento bancario (con l’incasso anticipato dei crediti).
  • Migliorare sia il livello di patrimonializzazione (cedendo portafogli di bassa qualità) che il coefficiente di solvibilità (eliminando dal bilancio crediti ad alto rischio).

Il regime di cartolarizzazione europeo è in vigore dal gennaio 2019 e sarà sottoposto ad un riesame globale solo entro gennaio 2022, tuttavia, già ad aprile 2021, la Commissione europea ha ritenuto di dover intervenire sulla normativa vigente per disciplinare in modo più completo e razionale le cartolarizzazioni sintetiche di bilancio - che comportano, per l’ente finanziario, il trasferimento del rischio di credito gravante su alcuni portafogli senza, però, cederne la proprietà – e quelle delle esposizioni deteriorate, in drastica crescita a seguito della pandemia.

Per quel che riguarda le cartolarizzazioni sintetiche, il nuovo regolamento impone il rispetto dei requisiti di semplicità, trasparenza e standardizzazione (STS), estendendo, così, il particolare trattamento prudenziale già previsto per le cartolarizzazioni tradizionali.

Le operazioni devono, quindi, essere:

Semplici: la configurazione della transazione non deve risultare eccessivamente articolata e gli attivi vanno resi omogenei;

Trasparenti: l’emittente deve poter fornire rapidamente informazioni sulla struttura dell’emissione e i soggetti coinvolti;

Standardizzate: l’investitore deve poter comprendere, valutare e confrontare le operazioni senza dover essere costretto a far affidamento su indicazioni di soggetti terzi.

Anche per ciò che concerne le esposizioni deteriorate è stato necessario effettuare delle modifiche alla normativa poiché, quest’ultima, si era sviluppata con esclusivo riferimento alle cartolarizzazione di crediti in bonis e prevedeva una serie di indicazioni non in linea con le peculiarità dei vari NPE.

Le novità introdotte mirano principalmente a prevedere requisiti patrimoniali più coerenti rispetto al profilo di rischio dei crediti, evitando disincentivi a questo tipo di cartolarizzazione, specie di titoli senior.

In questo scenario, la dotazione informatica gioca un ruolo chiave in termini di efficientamento operativo e sicurezza.

Un’adeguata infrastruttura tecnologica deve essere sempre responsive rispetto alle mutazioni normative (che abbiamo capito essere in rapida evoluzione) e deve permettere all’Intermediario di:

  • automatizzare workflow alimentati da enormi masse di dati, di diversa origine, metterli in relazione in tempo reale e tenere, così, sotto controllo posizioni e attività;
  • verificare il valore dei crediti da cartolarizzare in termini di costo acquisto/maturazione eventi e facilitare le analisi dei portafogli oggetto di cessione, accedendo da qualsiasi dispositivo;
  • agevolare lo scambio informativo tra i soggetti coinvolti (Originator, SPV, Re.O.co, ecc.) attraverso funzionalità Intercompany per la gestione delle rispettive competenze;
  • supportare le valutazioni di Risk Management, amplificando il monitoraggio dei rischi tipici dell’attività intermediaria;
  • agevolare l’analisi puntuale dei dati così come stabilito dalla L.130/99;
  • offrire rapido riscontro in caso di verifiche e controlli da parte delle autorità preposte;
  • liberare risorse umane preziose da task amministrativi e gestionali time consuming a basso valore aggiunto.

Quanto più questi processi possono essere integrati e coordinati all’interno di un’unica Piattaforma digitale tanto più la governance complessiva delle cartolarizzazioni - e non solo – risulterà potenziata e ottimizzata, pronta per rispondere alle sollecitazioni del mercato e degli Organi di Vigilanza.

 

 

La trasformazione digitale degli Intermediari Finanziari

La trasformazione digitale degli Intermediari Finanziari

Intervista apparsa su Credit Village il 24/05/2021.

 

Come nasce ARTIS Consulting S.p.A. e come si posiziona sul mercato?

ARTIS Consulting S.p.A. è una società di servizi dedicata alla trasformazione digitale degli Intermediari Finanziari. Lo sviluppo della nostra realtà nasce dal desiderio di offrire una potente combinazione tra tecnologie di ultima generazione e specifiche competenze organizzative, fiscali, contabili e normative, proponendoci come veri e propri partner e consulenti, non meri provider informatici. Nel 2008, grazie alla sinergia di un team composto da analisti funzionali ed esperti di amministrazione e compliance in ambito finanziario, abbiamo creato NAVSQUARE 2020®, la prima ed unica Piattaforma pensata per integrare i processi peculiari dei Soggetti Vigilati. Ci rivolgiamo specificamente ai player del mondo FIA ed ex art. 106 TUB, con un’offerta commerciale che, oltre al software, include sia il servizio di full Outsourcing Amministrativo che la possibilità di affidarci singole procedure o adempimenti, come l’Adeguata Verifica o alcune Segnalazioni di Vigilanza. Otteniamo da sempre riscontri molto positivi, sia da parte di “boutique della finanza” o realtà costituende, sia organizzazioni medio grandi, non solo italiane, con governance complesse, che ci confermano quanto abbiamo rivoluzionato il loro lavoro, ottimizzando e semplificando attività prima svolte in modo dispersivo, caotico e antieconomico.

Quali sono i vostri punti di forza e in cosa vi distinguete dagli altri competitor?

La prima differenza tra ARTIS e altri outsourcer è l’approccio sartoriale e proattivo: specializzarsi nel settore dell’intermediazione finanziaria ci permette di soddisfare clienti con aspettative elevate, anche in termini di personalizzazione, che non desiderano semplicemente “utilizzare un software”, ma ambiscono a un rapporto professionale che garantisca soluzioni, assistenza e rapidità d’esecuzione. Gli altri punti di forza sono legati al prodotto, NAVSQUARE 2020®, che integra contabilità, Segnalazioni di Vigilanza e Antiriciclaggio in un unico habitat digitale, (accessibile anche da smartphone), ed è studiato per non diventare mai obsoleto – come potrebbe capitare ad altri strumenti informatici – per due ordini di motivi: si basa su framework Microsoft, con tutti i benefici di un’innovazione costante e nasce in logica scalabile e modulare, per adattarsi perfettamente al modello di business del cliente, all’aumentare delle masse gestite o al numero di utenti coinvolti nei vari workflow, dialogando facilmente anche con database di terze parti. A questo si aggiunge la possibilità di generare reportistica evoluta, trasformando in un click enormi masse di dati in grafiche accattivanti, navigabili e facili da condividere, ideali per un monitoraggio rapido e intuitivo di situazioni contabili, trend economici o mutazioni di portafogli e investimenti. Questo caleidoscopio di funzionalità soddisfa tutte le classi di utenza, così come il top management e gli organismi di controllo.

In che modo avete affrontato il 2020 e quali sono i prossimi traguardi che vi prefissate di raggiungere e gli obiettivi per il 2021?

Il 2020 è stato un vero stress test: ridisegnare il modus operandi in una manciata di giorni, senza sapere quanto sarebbe durata l’emergenza e che impatto avrebbe avuto sulla clientela, ci ha messo davvero alla prova. Devo dire che la prova è stata superata: siamo rimasti operativi al 100%, senza alcun disservizio e senza registrare nessuna criticità economica. Ma l’onda lunga dei cambiamenti non è certo terminata e siamo nel bel mezzo di una nuova sfida: intensificare la risposta alle impellenti domande di un mercato finanziario ancor più turbolento. L’universo del credito è in fibrillazione, basti pensare all’aumento esponenziale degli NPE, alla ricerca di rendimenti assoluti e al moltiplicarsi di nuovi attori, specie in ambito 106, che gestiscono portafogli complessi e imprevedibili. In questo scenario, sempre più concorrenziale, ARTIS vuole essere uno strumento, una risorsa strategica per elevare la competitività dell’Intermediario e accompagnarlo, attraverso un mix ragionato di tecnologie e servizi,  in un percorso di innovazione e crescita che ne migliori i processi decisionali, riducendo i margini di rischio.

 

 

Intermediari Finanziari 106, quali prospettive?

Intermediari Finanziari 106, quali prospettive?

Sviluppare vera innovazione e trasformazione digitale, in ambito finance, significa conoscere e comprendere gli scenari normativi e i trend di mercato peculiari del settore, superando definitivamente l’errata idea di una certa staticità gestionale dovuta al pesante sistema di controlli e vincoli.

L’approfondimento costante, anche in sinergia con professionisti e consulenti con competenze ampie e trasversali, ci permette di sviluppare strumenti e servizi verticali che soddisfano i bisogni attuali e anticipano esigenze future dei Soggetti Vigilati.

Il mondo del credito è decisamente in fermento, anche a causa dell’emergenza sanitaria e abbiamo posto qualche domanda a Marco Ferfoglia, Presidente di AnalisiBanka, per avere un suo punto di vista.

Quali sono i soggetti più importanti che operano nel sistema bancario italiano?

Operatori bancari generalisti – i grandi gruppi bancari - che svolgono tutte le attività finanziarie ed i servizi collaterali e operatori specialisti, ovvero banche e Intermediari Finanziari 106.

Quali sono le caratteristiche di questi ultimi?

Gli operatori 106 sono particolari poiché previsti unicamente dalla normativa italiana e, per questo motivo, vigilati direttamente dalla Banca d’Italia. Va sottolineato che, sia per motivi di carattere operativo che “prudenziale”, verranno a breve associati alle banche “less significant”.

L’artico 106 del Testo Unico bancario prevede, appunto, che l’esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti, sotto  qualsiasi  forma, sia riservato  agli  Intermediari autorizzati.

L’attività svolta dai circa duecento player attualmente attivi fa essenzialmente riferimento a: concessione di finanziamenti di diversa natura, Leasing, Factoring, concessione di garanzie, attività fiduciarie, credito al consumo.

In un immediato futuro che tipo di scenari si possono delineare per gli intermediari 106?

La situazione di fondo è molto simile al settore bancario: forte compressione dei margini di interesse e aumento dei rischi, con una prevedibile diminuzione della redditività.

La principale conseguenza pratica, per le entità di piccole dimensioni, sarà quella di essere costrette ad aggregarsi con altri operatori. Nel contempo, dovranno perseguire fortissime specializzazioni e investire masse importanti soprattutto nell’ambito dei servizi o usciranno rapidamente dal mercato.

Pur essendo realtà italiane, dovranno adeguarsi alle normative europee?

Principalmente, il legislatore europeo punta a stimolare investimenti significativi in capitale umano, così da mantenere e accrescere livelli di professionalità funzionali a lavorare in contesti non lineari e globalizzati. Nello specifico, i 106 sono già da ora chiamati a prevedere organizzazioni, processi e strumenti adeguati ad una gestione dei rischi di natura finanziaria e operativa che tenga in considerazione il quadro regolamentare di Basilea.

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Da un punto di vista tecnologico, che tipo di interventi dovranno operare?

Credo che gli investimenti principali riguarderanno queste aree:

Processi di on-boarding digitale, così da migliorare e velocizzare l’identificazione della clientela e la sottoscrizione documentale da remoto, predisponendosi, a livello informatico, per le azioni di adeguata verifica;

Mobile financing, per facilitare il dialogo con i clienti e consentire loro di eseguire operazioni, anche complesse, in pochi click;

Data governance, che riguarda l’ottimizzazione, la gestione e la tutela dei dati, anche in un’ottica di privacy;

Reengineering, ossia la riprogettazione dei processi aziendali in logica di semplificazione e automazione, con inserimento di pagamenti digitali e cloud computing.

Il dialogo tra back, middle e front office dovrà, quindi, essere sempre più intenso, integrato e, quindi, automatizzato, permettendo agli operatori di intervenire e monitorare workflow anche molto articolati.

 

 

Rischio credito: indicazioni BCE e Intermediari 106

Rischio credito: indicazioni BCE e Intermediari 106

Nel 2021 la vigilanza bancaria della BCE ha confermato che intende porre al centro della sua azione quattro aree prioritarie impattate in modo rilevante della pandemia: gestione del rischio di credito, solidità patrimoniale, sostenibilità del modello imprenditoriale e governance.

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