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Intermediari Finanziari 106, quali prospettive?

Intermediari Finanziari 106, quali prospettive?

Sviluppare vera innovazione e trasformazione digitale, in ambito finance, significa conoscere e comprendere gli scenari normativi e i trend di mercato peculiari del settore, superando definitivamente l’errata idea di una certa staticità gestionale dovuta al pesante sistema di controlli e vincoli.

L’approfondimento costante, anche in sinergia con professionisti e consulenti con competenze ampie e trasversali, ci permette di sviluppare strumenti e servizi verticali che soddisfano i bisogni attuali e anticipano esigenze future dei Soggetti Vigilati.

Il mondo del credito è decisamente in fermento, anche a causa dell’emergenza sanitaria e abbiamo posto qualche domanda a Marco Ferfoglia, Presidente di AnalisiBanka, per avere un suo punto di vista.

Quali sono i soggetti più importanti che operano nel sistema bancario italiano?

Operatori bancari generalisti – i grandi gruppi bancari - che svolgono tutte le attività finanziarie ed i servizi collaterali e operatori specialisti, ovvero banche e Intermediari Finanziari 106.

Quali sono le caratteristiche di questi ultimi?

Gli operatori 106 sono particolari poiché previsti unicamente dalla normativa italiana e, per questo motivo, vigilati direttamente dalla Banca d’Italia. Va sottolineato che, sia per motivi di carattere operativo che “prudenziale”, verranno a breve associati alle banche “less significant”.

L’artico 106 del Testo Unico bancario prevede, appunto, che l’esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti, sotto  qualsiasi  forma, sia riservato  agli  Intermediari autorizzati.

L’attività svolta dai circa duecento player attualmente attivi fa essenzialmente riferimento a: concessione di finanziamenti di diversa natura, Leasing, Factoring, concessione di garanzie, attività fiduciarie, credito al consumo.

In un immediato futuro che tipo di scenari si possono delineare per gli intermediari 106?

La situazione di fondo è molto simile al settore bancario: forte compressione dei margini di interesse e aumento dei rischi, con una prevedibile diminuzione della redditività.

La principale conseguenza pratica, per le entità di piccole dimensioni, sarà quella di essere costrette ad aggregarsi con altri operatori. Nel contempo, dovranno perseguire fortissime specializzazioni e investire masse importanti soprattutto nell’ambito dei servizi o usciranno rapidamente dal mercato.

Pur essendo realtà italiane, dovranno adeguarsi alle normative europee?

Principalmente, il legislatore europeo punta a stimolare investimenti significativi in capitale umano, così da mantenere e accrescere livelli di professionalità funzionali a lavorare in contesti non lineari e globalizzati. Nello specifico, i 106 sono già da ora chiamati a prevedere organizzazioni, processi e strumenti adeguati ad una gestione dei rischi di natura finanziaria e operativa che tenga in considerazione il quadro regolamentare di Basilea.

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Da un punto di vista tecnologico, che tipo di interventi dovranno operare?

Credo che gli investimenti principali riguarderanno queste aree:

Processi di on-boarding digitale, così da migliorare e velocizzare l’identificazione della clientela e la sottoscrizione documentale da remoto, predisponendosi, a livello informatico, per le azioni di adeguata verifica;

Mobile financing, per facilitare il dialogo con i clienti e consentire loro di eseguire operazioni, anche complesse, in pochi click;

Data governance, che riguarda l’ottimizzazione, la gestione e la tutela dei dati, anche in un’ottica di privacy;

Reengineering, ossia la riprogettazione dei processi aziendali in logica di semplificazione e automazione, con inserimento di pagamenti digitali e cloud computing.

Il dialogo tra back, middle e front office dovrà, quindi, essere sempre più intenso, integrato e, quindi, automatizzato, permettendo agli operatori di intervenire e monitorare workflow anche molto articolati.

 

 

Rischio credito: indicazioni BCE e Intermediari 106

Rischio credito: indicazioni BCE e Intermediari 106

Nel 2021 la vigilanza bancaria della BCE ha confermato che intende porre al centro della sua azione quattro aree prioritarie impattate in modo rilevante della pandemia: gestione del rischio di credito, solidità patrimoniale, sostenibilità del modello imprenditoriale e governance.

NAVSQUARE 2020®: report IPEV per fondi EuVeca

NAVSQUARE 2020®: report IPEV per fondi EuVeca

Il mondo dei fondi Private Equity e Venture Capital è in continua evoluzione sia per i prodotti che vengono offerti sia per la possibilità di nuovi investimenti, specie nel caso degli EuVECA.

Questi fondi investono in start up e società con ampio margine di crescita, spesso legati al settore e-commerce. Il regolamento UE 345/2013, modificato dal Regolamento UE 1991/2017 definisce dei limiti minimi di investimento nelle società target (pari al 70% dell’importo sottoscritto dai partecipanti al fondo) e la natura dell’investimento che deve essere equity o finanziamenti convertible.

Come per tutti gli asset in cui investe un fondo, il valore dell’investimento deve trovare una propria collocazione nel rendiconto. Se per gli immobili o gli strumenti finanziari è più facile definirlo - deriva dal mercato o dalla valutazione di un esperto indipendente – nel Private Equity non quotato il valore iscritto può non rispecchiare il vero valore dell’investimento.

Con l’obiettivo di ovviare a questa “zona grigia”, l’European Private Equity and Venture Capital Association ha emanato nel 2012 le “International Private Equity and Venture Capital Valuation Guidelines”, in cui definisce come metodo di valutazione principale il Fair Value, in accordo con i principi IFRS e US-GAAP.

Tali linee guida sono state successivamente modificate nel 2015 e nel 2018 per rispondere meglio ai cambiamenti del mercato ed ulteriormente integrate da un documento denominato “Coronavirus Special Valuations Guidance”, per fornire l’approccio da seguire alla luce della situazione corrente.

Per calcolare il Fair Value vengono indicati 3 differenti approcci:

  • Market Approach, fra cui rientra il metodo dei Multiples;
  • Income Approach, in cui viene indicato il DCF;
  • Replacement Cost Approach, in cui viene indicato il Net Asset.

Qualunque sia il metodo utilizzato, il risultato è il Fair Value del Portfolio in cui investe il fondo. La SGR ha, evidentemente, necessità di monitorare con precisione sia la storia dei diversi fondi che l’andamento degli investimenti, non solo per sviluppare processi decisionali più mirati, ma anche per produrre presentazioni semplici e complete da condividere con la propria clientela.

Questi dati, molto complessi e difficili da reperire/sintetizzare agevolmente, specie se si utilizzano fonti disaggregate, grazie a NAVSQUARE 2020® possono essere raccolti in pochi click e generare report ricchi ed esaustivi.

In generale, l’IPEV Report prevede le seguenti sezioni:

  • Fund overview, che rappresenta la Carta d’identità del Fondo;
  • Executive Summary and Fund Summary, in cui si riporta l’andamento del Fondo dal closing iniziale alla data di reporting, con il dettaglio degli investimenti e le eventuali prospettive future confrontate con l’ultimo report emesso;
  • Portfolio Summary, in cui si analizzano gli investimenti e le relative movimentazioni (costo di acquisto, delta FV, incassi di dividendi e rimborsi di capitale) anche attraverso il calcolo dell’IRR (Internal Rate of Return);
  • Capital Account, in cui ogni sottoscrittore può verificare l’”utilizzo” del suo investimento, partendo dall’ammontare versato per arrivare al NAV di sua competenza e l’IRR.

Accedendo a NAVSQUARE 2020®, il Gestore può decidere in che modo comporre e personalizzare il report di suo interesse, assorbendo informazioni dai diversi moduli integrati in Piattaforma (Sottoscrittori, Partecipazioni e Titoli, Piano dei conti del fondo, ecc).

Per una SGR attenta alla competitività e alla trasparenza, questa soluzione genera numerosi vantaggi sia di tipo gestionale che reputazionale, garantendo un netto risparmio di tempo ed energia.

 

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Quello dell’antiriciclaggio è da sempre un tema di grande interesse in ambito finanziario e diventa tanto più protagonista quanto più si fanno difficili e imprevedibili gli scenari economici.

Intermediari Finanziari e banche sono stati messi nella condizione di evolvere rapidamente, rispetto al passato, trovandosi oggi a dover perseguire un delicato equilibrio tra indicazioni normative, anche molto stringenti, e considerazioni su diversi rischi che condizionano l’orientamento a realizzare margini.

Ma che tipo di procedure utilizzano e di quali strumenti si avvalgono?

Abbiamo posto alcune domande al Dott. Leonardo Pascale, co-fondatore di AML LAB, associazione che ha lo scopo di supportare le Forze dell’Ordine e i soggetti obbligati (ai sensi del DLGS 231/07) nell’approfondire le tematiche relative all’antiriciclaggio e alla due diligence.

Qual è la differenza tra KYC e Adeguata Verifica?

Sono attività che definirei complementari. Quando clienti o investitori si rivolgono a banche o Intermediari, si attiva un processo di conoscenza (detto anche On-Boarding) che inizia dalla raccolta di informazioni identificative (attraverso una sequenza di domande e la richiesta di documentazione che varia in base al soggetto), utili prevalentemente a capire chi hanno di fronte, e procede con analisi via via più complesse e articolate (Adeguata Verifica) per avere contezza di come questi "prospect" si muovano da un punto di vista finanziario, operativo, di interessi o coinvolgimento in situazioni meritevoli di chiarimenti. I Soggetti Vigilati non sono certo obbligati a “prendere” un cliente, ma fanno anche delle valutazioni commerciali: ad esempio, vedo numerosi istituti bancari ultimamente considerare molto il pricing e applicare condizioni economiche particolari in caso di un rischio percepito alto. Rischiano di più, ma guadagnano di più.

Quali sono gli strumenti o le fonti a supporto di queste analisi?

Sicuramente tecnologie gestionali in grado di conservare dati, anche di storico, elaborare modelli di rischio relativi alle diverse posizioni retail o corporate (perché possiamo parlare di singoli individui, ma anche di società), e, grazie alle quali si possono, poi, effettuare ulteriori ricerche in caso di necessità; in secondo luogo, fonti indipendenti/software che forniscono liste (ce ne sono molte disponibili sul mercato), infine, ma non certo in ordine di importanza, l’esperienza e la precisione di chi deve creare collegamenti logici tra le diverse informazioni e interpretarle correttamente.

Quanto sono attendibili le liste presenti nel mercato?

In generale, molto. Tuttavia, mi è capitato di trovare alcune lacune in diverse occasioni. Diciamo che, anche in questo caso, lavorare in modo esclusivamente “manuale”, identificando e confrontando elementi recuperati da fonti disaggregate può essere molto faticoso, oltre che inefficiente.

Se potesse creare un applicativo dei sogni, che caratteristiche avrebbe?

Un livello di automazione molto alto, proprio per ridurre le difficoltà che ho appena descritto. Credo che l’Intelligenza Artificiale andrà a sostituire molto presto le prime linee di controllo, ossia tutto quel personale impiegato nella primissima fase di analisi. Ma, anche a livello di seconda linea di controllo, sarebbe ottimo possedere uno strumento integrato che generi degli “alert” evoluti al verificarsi di certe situazioni. Non sarebbe per nulla banale poter accedere al profilo di rischio del cliente in modo dinamico così da andare a diminuire il più possibile i falsi positivi.

Ogni quanto si svolge l’Adeguata Verifica?

L’Adeguata Verifica si svolge, in primis, ogni volta che si vuole prendere in carico un cliente e può essere  ‘Ordinaria’ o ‘Rafforzata’ (dipende dal tipo di cliente). A seguito dei primi controlli si svolgono, poi, degli aggiornamenti ogni sei mesi o un anno (ma anche ogni tre mesi, quando è il caso) e ciò non toglie che si debba stare sempre all’erta e monitorare movimentazioni particolari. Anche le tempistiche di controllo vanno “personalizzate” in funzione delle diverse organizzazioni e, soprattutto, dalle policy di rischio.

Ogni Intermediario sviluppa una sua particolare procedura?

Esistono delle indicazioni basilari per tutti (quelle emanate da Banca d’Italia, Ivass, Consob, Mef, Adm per intenderci), ma, all’interno di quel perimetro, è assolutamente auspicabile che ogni Soggetto Vigilato si avvalga di software in grado di assorbire i workflow più funzionali per quella realtà. Se, da un lato, è obbligatorio dimostrare di avere un “sistema AML”, dall’altro, ognuno sceglie che tipo di profondità o ampiezza dare a questo sistema, investendo in base alla propria visione strategica. Alcuni Intermediari puntano su soluzioni molto basiche, ma si rendono presto conto che un’eccessiva rigidità non soddisfa appieno il dialogo tra diversi data base. Meglio puntare su tecnologie modulari e scalabili, da questo punto di vista, ma riscontro dei grossi gap in questo senso.

Cosa intende esattamente?

L’impegno in ambito compliance, che si tratti di tecnologie o di competenze, viene spesso visto come un mero costo e non come un asset fondamentale per evitare sanzioni o danni derivanti da decisioni poco ponderate. Molti sembrano vivere alla giornata, sperando di non incappare mai in situazioni sgradevoli, ma non considerano che i criminali sono molto qualificati e tendono a rivolgersi proprio a coloro che ritengono meno capaci di fare ricerche sul loro conto. La dotazione di procedure/personale AML e di software diversi dal semplice file excel è un enorme deterrente per i potenziali riciclatori e truffatori!

Quindi non bisogna solo stare attenti alle sanzioni del legislatore….

No, affatto. In realtà, io credo che uno dei danni peggiori possa essere di tipo reputazionale. Si sono verificati casi eclatanti di grandi e insospettabili gruppi che, anche per semplice inesperienza, sono stati coinvolti in degli scandali e hanno iniziato a perdere quote di mercato, dissipando la fiducia dei loro correntisti o investitori. La questione etica è sempre più sentita nel settore, eppure mi capita ancora di incontrare mentalità molto rigide, legate a vecchie abitudini e vecchi modi di lavorare, che condannano l’organizzazione per la quale prestano servizio ad una impreparazione preoccupante. Questo conferma che essere dei legali o aver maturato esperienza in termini di operations non garantisce alcuna sicurezza: servono tecnici e consulenti dedicati.

 

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Il 2020 è stato senza dubbio un anno che ha costretto l’economia a ridisegnare i propri equilibri e le proprie priorità in modo intenso. Il settore finanziario – ritenuto essenziale e, quindi, mai formalmente bloccato dalle autorità, nonostante le difficoltà della pandemia – ha affrontato e sta affrontando tutt’ora mutazioni importanti per adeguarsi ai nuovi scenari a tempo di record.

Se, da un lato, si è intensificata una trasformazione digitale specifica in ambito B2C (sportelli bancari che si smaterializzano e diventano app, chat bot che dialogano direttamente con gli investitori, ecc), dall’altro, è diventato ancora più chiaro come la tecnologia sia il miglior alleato per velocizzare e rendere più sicure tutte quelle attività amministrativo-gestionali non visibili al consumatore finale, ma cruciali per il governo dei player nel mondo della finanza: dalle banche depositarie agli Intermediari Finanziari.

Attualmente, nel panorama dei gestionali di settore è possibile distinguere:

- Lo strumento generalista standard: si tratta di un prodotto informatico che, pur presentando caratteristiche peculiari per soddisfare alcuni bisogni degli Intermediari (calcolo del Nav, antiriciclaggio, ecc) manca di flessibilità e di opportunità di personalizzazione (a meno che non si attendano mesi!), non consente l’interazione con data base di terze parti (per esempio, un CRM interno) e non è studiato per raccordare processi e procedure che taglino trasversalmente back office e front office (come nella gestione dei portafogli, ad esempio). Nascono prevalentemente per portare a termine singole funzioni in ambiti molto delimitati (solo Real Estate, solo mondo del leasing, solo segnalazioni, ecc) e, al mutare delle masse gestite, degli utenti da connettere, del modello di business dell’Intermediario diventano insufficienti e farraginosi e lo costringono a “tamponare” con altri software le lacune rilevate in progress.

Puntare su questo tipo di struttura può offrire la sensazione di non dover investire tempo in migrazioni complesse o formazione del proprio personale, prediligendo un approccio conservativo all’attività amministrativa (…”non abbiamo bisogno di altro”..) e non prendendo in considerazione l’inefficienza e l’inefficacia di un’eccessiva rigidità in contesti ad alto tasso di cambiamento e ampi margini di errore.

- Lo strumento di bassa gamma: ossia la versione semplificata e meno performante della categoria appena descritta. Come ogni settore, anche quello tecnologico presta il fianco ai surrogati, alle imitazioni e ai tentativi di dare riscontro a una clientela non particolarmente interessata alla qualità o alla sicurezza dei supporti (finché non impatta con gravi problemi) quanto piuttosto ad un apparente risparmio. Non occorrono sofisticate analisi per intuire i limiti di questi software, ma c’è senza dubbio un indicatore ricorrente: molti utilizzatori continuano a preferire lo svolgimento manuale di certe operazioni o si avvalgono di tradizionali fogli di calcolo, con tutte le complicanze e i disservizi del caso.

- Lo strumento integrato (come NAVSQUARE 2020®): parliamo di una Piattaforma operativa “intelligente”, pensata per processi e non singoli task, che, attraverso l’integrazione di moduli gestionali ed accounting genera un flusso informativo ricco e coerente funzionale a qualsiasi azione di governance sia interna che esterna (ad esempio, Financial Reporting, gestione portafogli, bilancio, risk management, adeguamenti normativi, gestione sottoscrittori, AML, Segnalazioni di Vigilanza Consob e Banca d’Italia, ecc).

Si tratta di un habitat digitale user friendly, disponibile anche in versione mobile (come un conto corrente online!) che semplifica e ottimizza le articolate necessità caratteristiche dei soggetti vigilati. Tale tecnologia è il frutto di competenze trasversali – informatiche, contabili, fiscali, normative ed organizzative – e di un continuo processo di innovazione e miglioramento che previene le obsolescenze e offre un accesso smart a enormi masse di dati, consentendo anche la generazione di reportistica evoluta e navigabile.

NAVSQUARE 2020® crea workflow operativi che rendono ordinata, rapida e sicura la gestione e l'amministrazione del mondo finanziario, facendo convergere e mettendo a sistema, in modo dinamico, procedure e funzionalità indispensabili per l’universo FIA ed ex art. 106 TUB.

 

 

 

ARTIS è certificata ISO 27001!

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ARTIS investe da sempre nel mantenimento del più alto standard di protezione dei dati e delle informazioni.

Questa nuova certificazione, articolata in 14 aree di controllo, che vanno dalle policy di information security alla gestione del rischio, conferma la bontà del lavoro svolto dalla Società in termini infrastrutturali, culturali, organizzativi e di compliance.

Siamo orgogliosi di poter offrire ai nostri Clienti massima affidabilità e massima trasparenza.

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